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Dati, informazioni, Big Data… sì, ma a cosa servono?


In questo weekend così variegato tra segmentazione, lezioni di ampio respiro sul deep learning e stimolanti approfondimenti sulla rappresentatività, abbiamo trovato una risposta inaspettata a questa domanda.

Venerdì mattina incontriamo il Dott. Filippo Manfroni e il Dott. Adriano Coniglio di Oneydata.
Iniziamo con loro il percorso di lezioni che porterà i partecipanti alla creazione di un project work per il quale è in palio un Premio di Studio del valore di 4000 Euro.

Scopriamo l’identità, il lavoro di oneydata e poi iniziamo subito a smanettare per impostare il progetto sulla customer segmentation che ci accompagnerà da qui a giugno.

Mettersi al lavoro significa anche affrontare delle criticità ma è proprio il caso di dire che, in queste situazioni, l’Aula dell’Executive Master in Data Management & Business Analytics fa della propria eterogeneità l’arma vincente.
Si impalla un computer? Abbiamo un tecnico informatico.
Qualcuno strabuzza gli occhi di fronte a un’equazione? Arrivano fisici e statistici.
Vogliamo mettere in crisi una procedura e serve una bella dose di creatività? Gli Umanisti scatenano il pensiero laterale.

Ormai lo sappiamo: non c’è una ricetta predefinita.
Nel mondo dell’indagine statistica ci si scontra sempre con gli input da dare al software: bisogna fargli capire quale sia il nostro obiettivo.

Il nostro fine-settimana prosegue con due grandi individualità: il Prof. Massimo Buscema che incontriamo venerdì pomeriggio, e la Dott.ssa Nora Schmitz, docente nella lezione del sabato mattina.

Grazie a loro ci addentriamo nel significato più profondo della domanda con cui abbiamo aperto questa pagina di diario.

 

I dati (e le lampadine) ci aiutano a vedere l’invisibile.


Il Prof. Buscema è direttore del Centro Ricerche di Scienze della Comunicazione Semeion e insegna Matematica e Scienze Statistiche a Denver, presso la Colorado University.

Il suo intervento prende avvio dalla definizione di computazione classica e computazione naturale.
Al di là delle questioni eminentemente tecniche, possiamo dire che se la prima si occupa di sistemi complicati, la seconda ci proietta nel mondo dei sistemi complessi in cui la variabile tempo non è qualificabile come ‘rumore’: sono sistemi adattativi.

E come è possibile studiare un sistema adattativo?

 

Attraverso l’Intelligent Data Mining, costituito da Data Base, dai Sistemi Artificiali Adattativi (nuovi algoritmi matematici) e da un Protocollo di Validazione.

Che non fosse possibile applicare lo stesso modello a qualsiasi indagine sui dati l’avevamo già compreso, ma qui ci troviamo di fronte a un passo ulteriore.

Stiamo parlando di metamodelli, ovvero modelli che generano modelli sulla base dei dati di cui vengono a conoscenza.
Reti da pesca in plastilina, che cambiano forma una volta gettate in mare a seconda delle informazioni che riescono ad apprendere in merito all’ambiente in cui si trovano.

Per farci vedere l’invisibile, il Prof. Buscema ci porta una serie di casi di studio davvero straordinari che permettono anche a noi di assumere forme diverse.
Prima siamo investigatori di Scotland Yard alla caccia delle gang criminali, poi diventiamo oncologi impegnati a salvare vite, infine giornalisti d’inchiesta che indagano nel panorama affaristico del Bel Paese.

Siamo entusiasti e ci guardiamo l’un l’altro, increduli per le potenzialità di questo approccio e le informazioni che riesce a portare alla luce.
Letteralmente.
Altro che immagini in alta risoluzione… noi abbiamo visto davvero l’Orsa Maggiore, non solo il Carro.
Parafrasando il Sommo Poeta: ‘riuscimmo a veder le stelle’.

Ma le prime lezioni di febbraio non hanno ancora finito di stupirci: incontriamo, infatti, la Dott.ssa Nora Schmitz, Service Line Head Audience Measurement in Ipsos.

Nora, oltre ad essere indiscutibilmente preparata ed esperta, è anche una donna di grande personalità che non ha semplicemente intenzione di ‘spiegare’ qualcosa: vuole ispirare.
E ci riesce.

La sua lezione è incentrata sull’indagine di base e il caso Auditel in particolare, un unicum per diverse ragioni:

  • Estrae il proprio campione da un’urna di indirizzi
  • include in modo statisticamente affidabile la popolazione straniera
  • Definisce la famiglia per coabitazione
  • Rappresenta contemporaneamente famiglie e individui
  • È la più grande indagine etnografica quantitativa al mondo

Affrontiamo gli ineludibili problemi di stima, le difficoltà nel gestire i dati, i livelli in cui articolare un’indagine così complessa, gli strumenti necessari, le caratteristiche che un campione deve avere per dirsi ben fatto ed essere davvero uno specchio dell’Universo.

Per far sì che l’invisibile si mostri, però, è anche necessario tenere accesa la luce.

Dobbiamo ricordarci di non spegnere mai le lampadine: se c’è una regola fondamentale nella metodologia è questa.
Il che vuol dire moltissime cose: coinvolgere a livello concettuale tutti gli attori di un progetto, appassionarsi, non cedere alla comodità dello status quo e mantenere un’attitudine di apertura al cambiamento.
Anche (se non soprattutto) nei confronti dei propri risultati, convinzioni e sicurezze acquisite, s’intende.

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